“L'incertezza è la condizione perfetta per incitare l'uomo a scoprire le proprie possibilità.”

Erich Fromm

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  • Per la Rubrica ORIZZONTI: L’ Amore può Durare? Temi umanistici a cura di Giuseppe Battaglia. Presentazione di libri e articoli psicoanalitici – letterari, per una ricerca costante, un aggiornamento permanente, ad orientamento interpersonale – relazionale.

    Questo per Mitchell non è un interrogavo per nulla retorico, vuole essere un invito forte a riflettere sugli aspetti più profondi dell’esperienza umana, che deve entrare nella relazione come veicolatore dei fattori curativi. Questo importante lavoro, edito in Italia da Raffaello Cortina, collana di psicologia clinica e psicoterapia, diretta da Franco Del Corno è uscito nel 2003. Il saggio viene presentato magnificamente dalla Moglie Margaret Black. Chi si interessa di psicoanalisi sa bene chi è Mitchell, non mi sto dunque a dilungare, ma due parole le voglio dire, giusto per mostrare velocemente di che pasta era fatto quest’uomo, instancabile ricercatore teorico – clinico. La moglie lo descrive come rigoroso, onesto intellettualmente, affascinato dal pensiero umano, non importa a quale disciplina appartenesse, amava le idee con le quali giocava portandole alle estreme conseguenze, amava soprattutto condividerle. Considerava i pensieri degli altri dei doni, in libreria diventava come un bambino che girava in un negozio di caramelle, “ uscivamo, dice la moglie, sempre con le borse piene di libri di filosofia, di poesia, con l’ultimo romanzo pubblicato, ….  libri di ogni genere, qualche volta sulla psicoanalisi. Mi sembra di capire che a Mitchell piacesse giocare col pensiero, le idee. Margaret nella presentazione parte subito a bruciapelo dicendo che: “ la nostra esperienza quotidiana … resta oscura,  misteriosa, irrisolta, causa d’insoddisfazione.” In una sola vita dobbiamo, dipanare la matassa, sciogliere i nodi delle passioni, generare amore. Margaret pone una batteria di interrogativi, che sicuramente anche noi ci siamo posti: “ che cosa ci fa sentire le nostre relazioni intime appassionate e significative? Questo tipo di passione può durare? Come può sopravvivere alle sfide a cui le sottoponiamo? Queste domande le possiamo prendere come progetto di ricerca in un percorso psicoanalitico a prescindere dai motivi della richiesta. La ricerca su se stessi non può mai essere scissa dagli aspetti culturali dove l’individuo si evolve, stili di vita e modelli sociali sono condizioni esterne che potenziano o depotenziano fattori interni, cioè aspetti del nostro carattere. Da diversi decenni sé andata affermando l’idea che la scienza positivistica avrebbe generato salvezza. Il teorema di fede sulla scienza, che esclude l’amore, ha buttato un’ombra scura sulla sensibilità dell’uomo e sulla necessità biologica di amare ed essere amati. Concetti dominanti oggi sono: consumo, sostituzione, rottamazione, che fanno parlare il filosofo Zygmunt Bauman di amore liquido generato da solitudine relazionale riversata sulla sfera sentimentale, da qualche altra parte il filosofo dice che basta scambiarsi i segni zodiacali per confondere l’amore con la voglia di consumo. Già Erich Fromm, “ nell’arte di amare “ 1956, il Saggiatore Milano, 1963, ci dice che: in una civiltà in cui prevalgono gli orientamenti commerciali e in cui il successo materiale è il valore predominante, c’è poco da sorprendersi se i rapporti d’amore seguono il modello dello << scambio >>. Fromm sostiene come già il titolo dell’opera indica che l’amore è arte, così come la vita è arte, allora se vogliamo sapere come amare dobbiamo procedere come se volessimo imparare qualsiasi arte, la musica, la pittura, la poesia. Forse qui sta la risposta alla domanda, nonostante la ricerca disperata d’amore, l’opera d’arte non si compie perché viene prima, il successo, il prestigio, il denaro, il potere su cui viene riversata la nostra energia. Pensate a quanta gente preferisce il luogo di lavoro alla casa dove ci sono moglie figli diventati solo beghe, a quante coppie scoppiano durante i periodi delle vacanze. Fromm precursore, riflette sul concetto d’amore in tutte le sue opere. Critica Freud che considera l’uomo una macchina guidata dalla libido, regolata dal principio di piacere col compito di mantenere l’eccitazione ad un livello minimo. Freud ha in testa un uomo egoista per natura, i rapporti con gli altri li fonda soltanto sulla necessità delle soddisfazioni delle esigenze degli istinti. Riduce il piacere a solo ristoro della tensione, non considera l’esperienza della gioia, del godimento come fattori distinti dalla scarica della tensione…… . L’amore fraterno era un’aspirazione irragionevole, contraria alla realtà. Nel 1964 Fromm pubblica a New York “ Psicoanalisi dell’Amore”, apparso in Italia, nel 1971, da Newton Compton, dove il movente è sempre l’amore, può essere considerato il seguito dell’Arte di Amare, qui porta avanti la domanda: come può essere possibile creare un umanesimo a fronte di un industrialismo burocratico che regola la nostra vita, critica la cultura massificante che crea una nuova tipologia di uomo orientato verso l’esterno che ama gli aggeggi meccanici più degli esseri viventi. Tutto ciò genera insicurezza, una catena, che induce alla regressione, alla frustrazione, all’aggressività, al bisogno di autoritarismo sino all’insorgere delle dittature, “ alla fuga della libertà”. Fromm, in questo lavoro, intercetta due categorie esistenziali, gli amanti della vita, gli amanti della morte, i primi, biofili, disposti alla crescita alla creazione, i secondi al declino della vita, necrofili votati alla putrefazione, becchini dell’amore. Le due opere di E. Fromm, sopra citate, restano ancora molto attuali, più avanti in questa rubrica me ne occuperò più approfonditamente. Sebbene la razionalità e l’oggettività siano cose buone, queste non possono essere l’unica strada per occuparsi dei fatti umani, per Fromm, per Mitchell e una schiera sempre più di psicoanalisti umanisti, l’amore è un fattore ineliminabile su cui ogni istante ci dobbiamo fare i conti, la neutralità è dunque impossibile perché in assenza d’amore, tutti i percorsi di vita diventano odiosi, si sviluppa un inaridimento del terreno affettivo, una desertificazione di tutte le relazioni, come ultima soluzione un desiderio di morte. L’amore è sogno, è sognare la vita sotto il segno della creatività, certo quest’espressione poetica dell’esistenza, non poteva essere elaborata da Freud e dagli psicoanalisti seguaci dell’ortodossia, perché quando questi si trovano di fronte a cose che non capivano, lo riducono a qualche precursore infantile, Così, dice Mitchell, il pericolo, l’illecito, ciò che supera i confini, il desiderio di avventura – tutti questi fenomeni sono stati spiegati come ri – creazioni di desideri edipici infantili proibiti(p. 20). Come possiamo vedere il concetto d’amore che potrebbe essere usato come chiave per aprire interrogativi umani non viene utilizzato. Mi permetto di dire, per concludere che, riconoscere quello che si è, è la capacità fondante di essere uomini, ciò crea coscienza alla condizione dell’essere, che non si fa senza essere con, ciò è possibile tramite l’amore creatore del riscatto dalla condizione di essere anche animale con un destino già disegnato biologicamente. Giuseppe Battaglia

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  • chi siamo? Istituto Erich Fromm Bologna

    L’Istituto Erich Fromm di Psicoanalisi Neofreudiana, con sede in Bologna, via Marconi 16, è una scuola di specializzazione post-universitaria che rende idonei all’esercizio della psicoterapia individuale e/o di gruppo i laureati in medicina e psicologia già iscritti ai rispettivi Ordini Professionali. L’indirizzo teorico e metodologico dell’Istituto è psicoanalitico, riconosciuto in ambito scientifico nazionale (MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA con decreto ministeriale del 16 novembre 2000, Gazzetta Ufficiale n. 298 del 22 dicembre 2000) ed internazionale (conforme alle norme di training dell’INTERNATIONAL FEDERATION OF PSYCHOANALYTIC SOCIETIES – IFPS, 11 maggio 1994). L’Istituto è stato fondato a Bologna nel 1988 in sintonia con l’originalità di pensiero della tradizione psicoanalitica avviata da Fromm, Sullivan, Thompson e Fromm-Reichmann. Oggi l’aggettivo “neofreudiano”, non comportando più una qualificazione scientifica vera e propria, viene conservato dall’Istituto unicamente per motivi storici. Nel corso della sua storia l’Istituto, pur continuando a mantenere Erich Fromm quale Autore privilegiato, è giunto ad esprimere una psicoanalisi interpersonale/relazionale, centrata cioè sulla relazione umana tra analista e analizzato e caratterizzata da un continuo e costruttivo confronto con tutte le scienze umane. L’Istituto Erich Fromm è membro dell’International Federation of Psychoanalytic Societies (IFPS), dell’Organizzazione di Psicoanalisti Italiani – Federazione e Registro (OPIfer) ed inoltre è associato all’International Erich Fromm Society, a International Karen Horney Society e alla Sandor Ferenczi Society.

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  • EROS,FATTORE DECISIVO DELL’EVOLUZIONE.

      Il Dott. Battaglia in un suo recente scritto mette in luce che: “Ogni novità è una contraddizione, una proposta di innovazione che verrà prima di tutto saggiata nella sua compatibilità con il sistema memorizzato, dotato di procedure rodate. La mente delle persone che arrivano in terapia è già “organizzata”, sottoposta a vincoli conformistici, disegnati dalla storia evolutiva che si è rivelata vincente rispetto alla sopravvivenza, per questo è difficile da modificare. Nella mente lungo il suo percorso, si sono rodati modelli e meccanismi di previsione controllo, che entrano in funzione automaticamente, che hanno portato al successo o all’ insuccesso, la sofferenza integrata (scissioni, traumi), è anche necessità di cambiamento. Il modello conservato, può introiettare solo mutazioni accettabili, cioè emozioni, idee compatibili che non riducono eccessivamente la coerenza dell’apparato, il progetto conservato rassicura gli orientamenti intrapresi dal sistema. In nome della sopravvivenza l’organismo può integrare, fino ad un certo punto elementi disfunzionali, oltre va verso una morte non cercata, ciò accade quando subisce dall’ambiente una mancanza di nutrimento. I pazienti sono individui denutriti, con apparati danneggiati, sono in cerca di riparazioni dell’eros, della vita. Compito dell’analista, sarà quello di stabilire un’alleanza nutritiva data dal lavoro su cui si schiuderanno nuove possibilità delle forme date. Il paziente involontariamente tenderà a conservare l’apparato. Nel processo, in ogni qui ed ora, necessariamente, accadranno fatti svantaggiosi per le consuetudini consolidate, spinte alla conservazione. Compito dell’analista, sarà quello di produrre un incremento affettivo che avrà un tasso d’incidenza a intermittenza, (l’organismo tende a conservare e integrare nuovi elementi e allora prima li assaggia). Sarà la fiducia nel processo, che il modello svantaggioso, adottato per necessità, tenderà a indebolirsi. E’ qui che entra in scena lo spazio e l’oggetto transizionale di Winnicott che separa simbolicamente il bambino dalla madre. All’interno di quest’area simbolica, il bambino utilizza l’oggetto transizionale in due modi, uno per lenire l’angoscia dalla separazione, due, per sperimentare, una relazione diversamente affettuosa con un altro da sé. Il passaggio da uno stato ad un altro comporta ansia e incertezza da cui il bambino cerca attivamente di difendersi. Nel bambino c’è un desiderio di esplorare e scoprire cose nuove, c’è una spinta a ricercare una maggiore autonomia accompagnata da un bisogno di sicurezza e protezione. Per Winnicott l’esperienza transizionale è uno spazio di mezzo potenziale, situato tra il sé e il non-sé, dove poi l’adulto può giocare creativamente, assimilare le esperienze culturali umane. Fiducia e affidabilità, sono le precondizioni su cui si possono aprire nuove possibilità, che interferiranno necessariamente col vecchio sistema”.      

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  • Erich Fromm: Fuga dalla libertà

     

    Fromm E. (1941), Fuga dalla libertà, Milano, Mondadori, 1981.
    Questa è considerata l’opera più importante di Fromm, qui sono esposte le sue riflessioni sulle condizioni psico-sociali della società contemporanea. L’uomo tecnologico pur vivendo in uno stato di maggiore libertà rispetto a tutti i periodi storici precedenti, non sa usare la libertà, ciò ha creato condizioni di intollerabile isolamento, spingendo l’individuo verso condizioni di sottomissione. La libertà è un grande valore che bisogna saper utilizzare, diversamente, può diventare un peso insostenibile che può condurre, al conformismo, all’autoritarismo, al sado-masochismo. Le condizioni di fuga, mantengono l’individuo in uno stato regressivo, alla ricerca di eroici condottieri da seguire a cui sottomettersi. Fromm, coglie nelle condizioni socio-economiche, l’essenza dell’autoritarismo e del fascismo, pensa che il pericolo di svolte autoritarie è presente anche nelle moderne democrazie di massa. Quest’opera è un esempio di applicazione della psicoanalisi alla società e alla storia, offre la possibilità ai lettori di vedere più chiaramente il mondo creato dalla scienza e dalla tecnologia esortandolo a non avere paura della libertà.

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  • APERTURA DELLE ISCRIZIONI A.A. 2018

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Per la Rubrica ORIZZONTI: L’ Amore può Durare? Temi umanistici a cura di Giuseppe Battaglia. Presentazione di libri e articoli psicoanalitici – letterari, per una ricerca costante, un aggiornamento permanente, ad orientamento interpersonale – relazionale.

Questo per Mitchell non è un interrogavo per nulla retorico, vuole essere un invito forte a riflettere sugli aspetti più profondi dell’esperienza umana, che deve entrare nella relazione come veicolatore dei fattori curativi. Questo importante lavoro, edito in Italia da Raffaello Cortina, collana di psicologia clinica e psicoterapia, diretta da Franco Del Corno è uscito nel 2003. Il saggio viene presentato magnificamente dalla Moglie Margaret Black. Chi si interessa di psicoanalisi sa bene chi è Mitchell, non mi sto dunque a dilungare, ma due parole le voglio dire, giusto per mostrare velocemente di che pasta era fatto quest’uomo, instancabile ricercatore teorico – clinico. La moglie lo descrive come rigoroso, onesto intellettualmente, affascinato dal pensiero umano, non importa a quale disciplina appartenesse, amava le idee con le quali giocava portandole alle estreme conseguenze, amava soprattutto condividerle. Considerava i pensieri degli altri dei doni, in libreria diventava come un bambino che girava in un negozio di caramelle, “ uscivamo, dice la moglie, sempre con le borse piene di libri di filosofia, di poesia, con l’ultimo romanzo pubblicato, ….  libri di ogni genere, qualche volta sulla psicoanalisi. Mi sembra di capire che a Mitchell piacesse giocare col pensiero, le idee. Margaret nella presentazione parte subito a bruciapelo dicendo che: “ la nostra esperienza quotidiana … resta oscura,  misteriosa, irrisolta, causa d’insoddisfazione.” In una sola vita dobbiamo, dipanare la matassa, sciogliere i nodi delle passioni, generare amore. Margaret pone una batteria di interrogativi, che sicuramente anche noi ci siamo posti: “ che cosa ci fa sentire le nostre relazioni intime appassionate e significative? Questo tipo di passione può durare? Come può sopravvivere alle sfide a cui le sottoponiamo? Queste domande le possiamo prendere come progetto di ricerca in un percorso psicoanalitico a prescindere dai motivi della richiesta. La ricerca su se stessi non può mai essere scissa dagli aspetti culturali dove l’individuo si evolve, stili di vita e modelli sociali sono condizioni esterne che potenziano o depotenziano fattori interni, cioè aspetti del nostro carattere. Da diversi decenni sé andata affermando l’idea che la scienza positivistica avrebbe generato salvezza. Il teorema di fede sulla scienza, che esclude l’amore, ha buttato un’ombra scura sulla sensibilità dell’uomo e sulla necessità biologica di amare ed essere amati. Concetti dominanti oggi sono: consumo, sostituzione, rottamazione, che fanno parlare il filosofo Zygmunt Bauman di amore liquido generato da solitudine relazionale riversata sulla sfera sentimentale, da qualche altra parte il filosofo dice che basta scambiarsi i segni zodiacali per confondere l’amore con la voglia di consumo. Già Erich Fromm, “ nell’arte di amare “ 1956, il Saggiatore Milano, 1963, ci dice che: in una civiltà in cui prevalgono gli orientamenti commerciali e in cui il successo materiale è il valore predominante, c’è poco da sorprendersi se i rapporti d’amore seguono il modello dello << scambio >>. Fromm sostiene come già il titolo dell’opera indica che l’amore è arte, così come la vita è arte, allora se vogliamo sapere come amare dobbiamo procedere come se volessimo imparare qualsiasi arte, la musica, la pittura, la poesia. Forse qui sta la risposta alla domanda, nonostante la ricerca disperata d’amore, l’opera d’arte non si compie perché viene prima, il successo, il prestigio, il denaro, il potere su cui viene riversata la nostra energia. Pensate a quanta gente preferisce il luogo di lavoro alla casa dove ci sono moglie figli diventati solo beghe, a quante coppie scoppiano durante i periodi delle vacanze. Fromm precursore, riflette sul concetto d’amore in tutte le sue opere. Critica Freud che considera l’uomo una macchina guidata dalla libido, regolata dal principio di piacere col compito di mantenere l’eccitazione ad un livello minimo. Freud ha in testa un uomo egoista per natura, i rapporti con gli altri li fonda soltanto sulla necessità delle soddisfazioni delle esigenze degli istinti. Riduce il piacere a solo ristoro della tensione, non considera l’esperienza della gioia, del godimento come fattori distinti dalla scarica della tensione…… . L’amore fraterno era un’aspirazione irragionevole, contraria alla realtà. Nel 1964 Fromm pubblica a New York “ Psicoanalisi dell’Amore”, apparso in Italia, nel 1971, da Newton Compton, dove il movente è sempre l’amore, può essere considerato il seguito dell’Arte di Amare, qui porta avanti la domanda: come può essere possibile creare un umanesimo a fronte di un industrialismo burocratico che regola la nostra vita, critica la cultura massificante che crea una nuova tipologia di uomo orientato verso l’esterno che ama gli aggeggi meccanici più degli esseri viventi. Tutto ciò genera insicurezza, una catena, che induce alla regressione, alla frustrazione, all’aggressività, al bisogno di autoritarismo sino all’insorgere delle dittature, “ alla fuga della libertà”. Fromm, in questo lavoro, intercetta due categorie esistenziali, gli amanti della vita, gli amanti della morte, i primi, biofili, disposti alla crescita alla creazione, i secondi al declino della vita, necrofili votati alla putrefazione, becchini dell’amore. Le due opere di E. Fromm, sopra citate, restano ancora molto attuali, più avanti in questa rubrica me ne occuperò più approfonditamente. Sebbene la razionalità e l’oggettività siano cose buone, queste non possono essere l’unica strada per occuparsi dei fatti umani, per Fromm, per Mitchell e una schiera sempre più di psicoanalisti umanisti, l’amore è un fattore ineliminabile su cui ogni istante ci dobbiamo fare i conti, la neutralità è dunque impossibile perché in assenza d’amore, tutti i percorsi di vita diventano odiosi, si sviluppa un inaridimento del terreno affettivo, una desertificazione di tutte le relazioni, come ultima soluzione un desiderio di morte. L’amore è sogno, è sognare la vita sotto il segno della creatività, certo quest’espressione poetica dell’esistenza, non poteva essere elaborata da Freud e dagli psicoanalisti seguaci dell’ortodossia, perché quando questi si trovano di fronte a cose che non capivano, lo riducono a qualche precursore infantile, Così, dice Mitchell, il pericolo, l’illecito, ciò che supera i confini, il desiderio di avventura – tutti questi fenomeni sono stati spiegati come ri – creazioni di desideri edipici infantili proibiti(p. 20). Come possiamo vedere il concetto d’amore che potrebbe essere usato come chiave per aprire interrogativi umani non viene utilizzato. Mi permetto di dire, per concludere che, riconoscere quello che si è, è la capacità fondante di essere uomini, ciò crea coscienza alla condizione dell’essere, che non si fa senza essere con, ciò è possibile tramite l’amore creatore del riscatto dalla condizione di essere anche animale con un destino già disegnato biologicamente. Giuseppe Battaglia

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chi siamo? Istituto Erich Fromm Bologna

L’Istituto Erich Fromm di Psicoanalisi Neofreudiana, con sede in Bologna, via Marconi 16, è una scuola di specializzazione post-universitaria che rende idonei all’esercizio della psicoterapia individuale e/o di gruppo i laureati in medicina e psicologia già iscritti ai rispettivi Ordini Professionali. L’indirizzo teorico e metodologico dell’Istituto è psicoanalitico, riconosciuto in ambito scientifico nazionale (MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA con decreto ministeriale del 16 novembre 2000, Gazzetta Ufficiale n. 298 del 22 dicembre 2000) ed internazionale (conforme alle norme di training dell’INTERNATIONAL FEDERATION OF PSYCHOANALYTIC SOCIETIES – IFPS, 11 maggio 1994). L’Istituto è stato fondato a Bologna nel 1988 in sintonia con l’originalità di pensiero della tradizione psicoanalitica avviata da Fromm, Sullivan, Thompson e Fromm-Reichmann. Oggi l’aggettivo “neofreudiano”, non comportando più una qualificazione scientifica vera e propria, viene conservato dall’Istituto unicamente per motivi storici. Nel corso della sua storia l’Istituto, pur continuando a mantenere Erich Fromm quale Autore privilegiato, è giunto ad esprimere una psicoanalisi interpersonale/relazionale, centrata cioè sulla relazione umana tra analista e analizzato e caratterizzata da un continuo e costruttivo confronto con tutte le scienze umane. L’Istituto Erich Fromm è membro dell’International Federation of Psychoanalytic Societies (IFPS), dell’Organizzazione di Psicoanalisti Italiani – Federazione e Registro (OPIfer) ed inoltre è associato all’International Erich Fromm Society, a International Karen Horney Society e alla Sandor Ferenczi Society.

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EROS,FATTORE DECISIVO DELL’EVOLUZIONE.

  Il Dott. Battaglia in un suo recente scritto mette in luce che: “Ogni novità è una contraddizione, una proposta di innovazione che verrà prima di tutto saggiata nella sua compatibilità con il sistema memorizzato, dotato di procedure rodate. La mente delle persone che arrivano in terapia è già “organizzata”, sottoposta a vincoli conformistici, disegnati dalla storia evolutiva che si è rivelata vincente rispetto alla sopravvivenza, per questo è difficile da modificare. Nella mente lungo il suo percorso, si sono rodati modelli e meccanismi di previsione controllo, che entrano in funzione automaticamente, che hanno portato al successo o all’ insuccesso, la sofferenza integrata (scissioni, traumi), è anche necessità di cambiamento. Il modello conservato, può introiettare solo mutazioni accettabili, cioè emozioni, idee compatibili che non riducono eccessivamente la coerenza dell’apparato, il progetto conservato rassicura gli orientamenti intrapresi dal sistema. In nome della sopravvivenza l’organismo può integrare, fino ad un certo punto elementi disfunzionali, oltre va verso una morte non cercata, ciò accade quando subisce dall’ambiente una mancanza di nutrimento. I pazienti sono individui denutriti, con apparati danneggiati, sono in cerca di riparazioni dell’eros, della vita. Compito dell’analista, sarà quello di stabilire un’alleanza nutritiva data dal lavoro su cui si schiuderanno nuove possibilità delle forme date. Il paziente involontariamente tenderà a conservare l’apparato. Nel processo, in ogni qui ed ora, necessariamente, accadranno fatti svantaggiosi per le consuetudini consolidate, spinte alla conservazione. Compito dell’analista, sarà quello di produrre un incremento affettivo che avrà un tasso d’incidenza a intermittenza, (l’organismo tende a conservare e integrare nuovi elementi e allora prima li assaggia). Sarà la fiducia nel processo, che il modello svantaggioso, adottato per necessità, tenderà a indebolirsi. E’ qui che entra in scena lo spazio e l’oggetto transizionale di Winnicott che separa simbolicamente il bambino dalla madre. All’interno di quest’area simbolica, il bambino utilizza l’oggetto transizionale in due modi, uno per lenire l’angoscia dalla separazione, due, per sperimentare, una relazione diversamente affettuosa con un altro da sé. Il passaggio da uno stato ad un altro comporta ansia e incertezza da cui il bambino cerca attivamente di difendersi. Nel bambino c’è un desiderio di esplorare e scoprire cose nuove, c’è una spinta a ricercare una maggiore autonomia accompagnata da un bisogno di sicurezza e protezione. Per Winnicott l’esperienza transizionale è uno spazio di mezzo potenziale, situato tra il sé e il non-sé, dove poi l’adulto può giocare creativamente, assimilare le esperienze culturali umane. Fiducia e affidabilità, sono le precondizioni su cui si possono aprire nuove possibilità, che interferiranno necessariamente col vecchio sistema”.      

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Erich Fromm: Fuga dalla libertà

 
Fromm E. (1941), Fuga dalla libertà, Milano, Mondadori, 1981.
Questa è considerata l’opera più importante di Fromm, qui sono esposte le sue riflessioni sulle condizioni psico-sociali della società contemporanea. L’uomo tecnologico pur vivendo in uno stato di maggiore libertà rispetto a tutti i periodi storici precedenti, non sa usare la libertà, ciò ha creato condizioni di intollerabile isolamento, spingendo l’individuo verso condizioni di sottomissione. La libertà è un grande valore che bisogna saper utilizzare, diversamente, può diventare un peso insostenibile che può condurre, al conformismo, all’autoritarismo, al sado-masochismo. Le condizioni di fuga, mantengono l’individuo in uno stato regressivo, alla ricerca di eroici condottieri da seguire a cui sottomettersi. Fromm, coglie nelle condizioni socio-economiche, l’essenza dell’autoritarismo e del fascismo, pensa che il pericolo di svolte autoritarie è presente anche nelle moderne democrazie di massa. Quest’opera è un esempio di applicazione della psicoanalisi alla società e alla storia, offre la possibilità ai lettori di vedere più chiaramente il mondo creato dalla scienza e dalla tecnologia esortandolo a non avere paura della libertà.

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Nuovo servizio offerto dall’Istituto Erich Fromm: Hikikomori.

Nuovo servizio offerto dall’Istituto Erich Fromm: Hikikomori.

L’Istituto Fromm è lieto di proporre un nuovo servizio focalizzato su una recente tematica emergente e che trova sempre più diffusione “Hikikomori: Servizio di prevenzione e intervento”, a cura della Dott.ssa Alice Dondi. Hikikomori rappresenta infatti tutta quella gamma di comportamenti che conducono ad un ritiro sociale massiccio degli adolescenti attuali, e ad un contemporaneo estraniamento dal mondo reale a favore di quello virtuale. Il servizio è rivolto a individui, contesti e istituzioni che si confrontano nel quotidiano con questo fenomeno, con particolare attenzione alla dispersione scolastica, offrendo soluzioni e orientamento al problema.

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