EROS,FATTORE DECISIVO DELL’EVOLUZIONE.

 

Il Dott. Battaglia in un suo recente scritto mette in luce che:

“Ogni novità è una contraddizione, una proposta di innovazione che verrà prima di tutto saggiata nella sua compatibilità con il sistema
memorizzato, dotato di procedure rodate. La mente delle persone che arrivano in terapia è già “organizzata”, sottoposta a vincoli conformistici, disegnati dalla storia evolutiva che si è rivelata vincente rispetto alla sopravvivenza, per questo è difficile da modificare. Nella mente lungo il suo percorso, si sono rodati modelli e meccanismi di previsione controllo, che entrano in funzione automaticamente, che hanno portato al successo o all’ insuccesso, la sofferenza integrata (scissioni, traumi), è anche necessità di cambiamento.
Il modello conservato, può introiettare solo mutazioni accettabili, cioè emozioni, idee compatibili che non riducono eccessivamente la coerenza dell’apparato, il progetto conservato rassicura gli orientamenti intrapresi dal sistema. In nome della sopravvivenza l’organismo può integrare, fino ad un certo punto elementi disfunzionali, oltre va verso una morte non cercata, ciò accade quando subisce dall’ambiente una mancanza di nutrimento.
I pazienti sono individui denutriti, con apparati danneggiati, sono in cerca di riparazioni dell’eros, della vita.
Compito dell’analista, sarà quello di stabilire un’alleanza nutritiva data dal lavoro su cui si schiuderanno nuove possibilità delle forme date. Il
paziente involontariamente tenderà a conservare l’apparato.
Nel processo, in ogni qui ed ora, necessariamente, accadranno fatti svantaggiosi per le consuetudini consolidate, spinte alla conservazione.
Compito dell’analista, sarà quello di produrre un incremento affettivo che avrà un tasso d’incidenza a intermittenza, (l’organismo tende a conservare e integrare nuovi elementi e allora prima li assaggia).
Sarà la fiducia nel processo, che il modello svantaggioso, adottato per necessità, tenderà a indebolirsi.
E’ qui che entra in scena lo spazio e l’oggetto transizionale di Winnicott che separa simbolicamente il bambino dalla madre. All’interno di quest’area simbolica, il bambino utilizza l’oggetto transizionale in due modi, uno per lenire l’angoscia dalla separazione, due, per sperimentare, una relazione diversamente affettuosa con un altro da sé. Il passaggio da uno stato ad un altro comporta ansia e incertezza da cui il bambino cerca attivamente di difendersi. Nel bambino c’è un desiderio di esplorare e scoprire cose nuove, c’è una spinta a ricercare una maggiore autonomia accompagnata da un bisogno di sicurezza e protezione. Per Winnicott l’esperienza transizionale è uno spazio di mezzo potenziale, situato tra il sé e il non-sé, dove poi l’adulto può giocare creativamente, assimilare le esperienze culturali umane.
Fiducia e affidabilità, sono le precondizioni su cui si possono aprire nuove possibilità, che interferiranno necessariamente col vecchio sistema”.