Rubrica ORIZZONTI: L’ Amore può Durare? A cura del Dott. Giuseppe Battaglia.

Presentazione di libri e articoli psicoanalitici – letterari, per una ricerca costante, un aggiornamento permanente, ad orientamento interpersonale – relazionale.

 

Questo per Mitchell non è un interrogavo per nulla retorico, vuole essere un invito forte a riflettere sugli aspetti più profondi dell’esperienza umana, che deve entrare nella relazione come veicolatore dei fattori curativi. Questo importante lavoro, edito in Italia da Raffaello Cortina, collana di psicologia clinica e psicoterapia, diretta da Franco Del Corno è uscito nel 2003.

Il saggio viene presentato magnificamente dalla Moglie Margaret Black. Chi si interessa di psicoanalisi sa bene chi è Mitchell, non mi sto dunque a dilungare, ma due parole le voglio dire, giusto per mostrare velocemente di che pasta era fatto quest’uomo, instancabile ricercatore teorico – clinico.

La moglie lo descrive come rigoroso, onesto intellettualmente, affascinato dal pensiero umano, non importa a quale disciplina appartenesse, amava le idee con le quali giocava portandole alle estreme conseguenze, amava soprattutto condividerle. Considerava i pensieri degli altri dei doni, in libreria diventava come un bambino che girava in un negozio di caramelle, “ uscivamo, dice la moglie, sempre con le borse piene di libri di filosofia, di poesia, con l’ultimo romanzo pubblicato, ….  libri di ogni genere, qualche volta sulla psicoanalisi.

Mi sembra di capire che a Mitchell piacesse giocare col pensiero, le idee.

Margaret nella presentazione parte subito a bruciapelo dicendo che: “ la nostra esperienza quotidiana … resta oscura,  misteriosa, irrisolta, causa d’insoddisfazione.” In una sola vita dobbiamo, dipanare la matassa, sciogliere i nodi delle passioni, generare amore. Margaret pone una batteria di interrogativi, che sicuramente anche noi ci siamo posti: “ che cosa ci fa sentire le nostre relazioni intime appassionate e significative? Questo tipo di passione può durare? Come può sopravvivere alle sfide a cui le sottoponiamo?

Queste domande le possiamo prendere come progetto di ricerca in un percorso psicoanalitico a prescindere dai motivi della richiesta. La ricerca su se stessi non può mai essere scissa dagli aspetti culturali dove l’individuo si evolve, stili di vita e modelli sociali sono condizioni esterne che potenziano o depotenziano fattori interni, cioè aspetti del nostro carattere.

Da diversi decenni sé andata affermando l’idea che la scienza positivistica avrebbe generato salvezza. Il teorema di fede sulla scienza, che esclude l’amore, ha buttato un’ombra scura sulla sensibilità dell’uomo e sulla necessità biologica di amare ed essere amati.

Concetti dominanti oggi sono: consumo, sostituzione, rottamazione, che fanno parlare il filosofo Zygmunt Bauman di amore liquido generato da solitudine relazionale riversata sulla sfera sentimentale, da qualche altra parte il filosofo dice che basta scambiarsi i segni zodiacali per confondere l’amore con la voglia di consumo.

Già Erich Fromm, “ nell’arte di amare “ 1956, il Saggiatore Milano, 1963, ci dice che: in una civiltà in cui prevalgono gli orientamenti commerciali e in cui il successo materiale è il valore predominante, c’è poco da sorprendersi se i rapporti d’amore seguono il modello dello << scambio >>. Fromm sostiene come già il titolo dell’opera indica che l’amore è arte, così come la vita è arte, allora se vogliamo sapere come amare dobbiamo procedere come se volessimo imparare qualsiasi arte, la musica, la pittura, la poesia.

Forse qui sta la risposta alla domanda, nonostante la ricerca disperata d’amore, l’opera d’arte non si compie perché viene prima, il successo, il prestigio, il denaro, il potere su cui viene riversata la nostra energia. Pensate a quanta gente preferisce il luogo di lavoro alla casa dove ci sono moglie figli diventati solo beghe, a quante coppie scoppiano durante i periodi delle vacanze.

Fromm precursore, riflette sul concetto d’amore in tutte le sue opere. Critica Freud che considera l’uomo una macchina guidata dalla libido, regolata dal principio di piacere col compito di mantenere l’eccitazione ad un livello minimo. Freud ha in testa un uomo egoista per natura, i rapporti con gli altri li fonda soltanto sulla necessità delle soddisfazioni delle esigenze degli istinti. Riduce il piacere a solo ristoro della tensione, non considera l’esperienza della gioia, del godimento come fattori distinti dalla scarica della tensione…… . L’amore fraterno era un’aspirazione irragionevole, contraria alla realtà. Nel 1964 Fromm pubblica a New York “ Psicoanalisi dell’Amore”, apparso in Italia, nel 1971, da Newton Compton, dove il movente è sempre l’amore, può essere considerato il seguito dell’Arte di Amare, qui porta avanti la domanda: come può essere possibile creare un umanesimo a fronte di un industrialismo burocratico che regola la nostra vita, critica la cultura massificante che crea una nuova tipologia di uomo orientato verso l’esterno che ama gli aggeggi meccanici più degli esseri viventi. Tutto ciò genera insicurezza, una catena, che induce alla regressione, alla frustrazione, all’aggressività, al bisogno di autoritarismo sino all’insorgere delle dittature, “ alla fuga della libertà”.

Fromm, in questo lavoro, intercetta due categorie esistenziali, gli amanti della vita, gli amanti della morte, i primi, biofili, disposti alla crescita alla creazione, i secondi al declino della vita, necrofili votati alla putrefazione, becchini dell’amore.

Le due opere di E. Fromm, sopra citate, restano ancora molto attuali, più avanti in questa rubrica me ne occuperò più approfonditamente. Sebbene la razionalità e l’oggettività siano cose buone, queste non possono essere l’unica strada per occuparsi dei fatti umani, per Fromm, per Mitchell e una schiera sempre più di psicoanalisti umanisti, l’amore è un fattore ineliminabile su cui ogni istante ci dobbiamo fare i conti, la neutralità è dunque impossibile perché in assenza d’amore, tutti i percorsi di vita diventano odiosi, si sviluppa un inaridimento del terreno affettivo, una desertificazione di tutte le relazioni, come ultima soluzione un desiderio di morte.

L’amore è sogno, è sognare la vita sotto il segno della creatività, certo quest’espressione poetica dell’esistenza, non poteva essere elaborata da Freud e dagli psicoanalisti seguaci dell’ortodossia, perché quando questi si trovano di fronte a cose che non capivano, lo riducono a qualche precursore infantile, Così, dice Mitchell, il pericolo, l’illecito, ciò che supera i confini, il desiderio di avventura – tutti questi fenomeni sono stati spiegati come ri – creazioni di desideri edipici infantili proibiti(p. 20).

Come possiamo vedere il concetto d’amore che potrebbe essere usato come chiave per aprire interrogativi umani non viene utilizzato.

Mi permetto di dire, per concludere che, riconoscere quello che si è, è la capacità fondante di essere uomini, ciò crea coscienza alla condizione dell’essere, che non si fa senza essere con, ciò è possibile tramite l’amore creatore del riscatto dalla condizione di essere anche animale con un destino già disegnato biologicamente.