In ricordo dell’amico Giuseppe Battaglia

“… Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza. Ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il grande malato, il grande criminale, il grande maledetto, – e il sommo Sapiente! – poiché giunge all’ignoto! Avendo coltivato la sua anima, già ricca, più di ogni altro! Egli giunge all’ignoto, e anche se, sconvolto, dovesse finire per perdere l’intelligenza delle sue visioni, le avrebbe pur sempre viste!…”.

(Lettera al veggente, scritta da Charles Baudelaire al suo amico Paul Demeny).

Ecco, lo stralcio di questa straordinaria lettera inviata da Baudelaire al suo amico mi da lo spunto per descrivere il mio amico Pippo, si lo chiamo così perché per me Giuseppe Battaglia è stato e sarà sempre Pippo. Non sto a fare qui la storia della nostra ormai antica amicizia che, in quanto tale e profonda, ha avuto fasi alterne pur nella certezza reciproca di disponibilità e presenza assolute in caso di difficoltà.
Pippo, come tutti noi, non è stato sempre e solo buono, bravo, disponibile; ha avuto fasi di straordinaria apertura, ma anche di chiusure apparentemente incomprensibili, sintomo di vissuti… Memorie sempre vivi e presenti di cui era geloso custode. Proprio come descriveva Baudelaire il Poeta che “… Si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza in tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza…”. Questo era il Pippo degli ultimi anni; io ho conosciuto anche l’altra parte di Pippo, con cui passavamo le sere in osteria, talvolta sino a notte fonda a raccontarci gioiosamente ma profondamente i nostri progetti di vita, culturali… senza alcuna remora di scontrarci in una relazione affettuosa.
Qualcuno mi ha detto che ci volevamo bene come fratelli; non sono d’accordo… I fratelli non li scegliamo e, a volte, restano vittime di antagonismi ancestrali. Noi eravamo e siamo amici, nel senso più vero e profondo del termine, pur nelle sane diversità e vedute divergenti della lettura della realtà.

Questo è il mio vissuto con Pippo e, seppur pubblicato sul sito dell’Istituto Erich Fromm, di cui è stato fondatore, non intendo parlare di lui quale psicoanalista in quanto chi legge di Pippo lo conosce bene in questo senso ed anche perché mi rifiuto di fare uno scritto commemorativo (in gergo giornalistico coccodrillo) ma voglio dare una testimonianza del nostro vissuto condiviso.

Un abbraccio perpetuo.

Dott. Giuseppe Ferrari – Direttore dell’Istituto Erich Fromm